Tag

,

canaro

Francisco Canaro fu violinista, direttore e compositore . Nacque a San José de Mayo, in Uruguay, il 26 novembre 1888. Dopo pochi anni dalla sua nascita, in una famiglia molto povera, si trasferì a Buenos Aires. Fin da bambino fu costretto a fare parecchi lavori per potere affrontare i problemi economici e aiutare la sua famiglia numerosa (aveva 9 fratelli). Ancor prima di compiere 10 anni faceva già lo strillone per strada vendendo quotidiani. Fece poi l’ imbianchino partecipando anche alla ristrutturazione della sede del Congreso de la Nación. Dopo diverse esperienze lavorative, debuttò come musicista professionista nel 1906 a Ranchos (provincia di Buenos Aires), accanto a Martín Arrevillaga al mandolino e Rodolfo Duclós alla chitarra. Per due anni lavorò in questa località allietando le serate danzanti di diversi locali.

I suoi inizi si confondo spesso con gli albori della storia del tango, al punto che, in una trasmissione radiofonica degli anni 50 si coniò la frase “quando Canaro aveva già un’orchestra” per riferirsi ad un qualcosa di molto vecchio.
Nel 1908 fece il suo ingresso nella capitale per unirsi ad un trio composto dal pianista Samuel Castriota e dal bandoneonista Vicente Loduca. Con questa formazione si esibì al Café Royal, nel quartiere de “La Boca”. A seguito di questa esperienza fece parte della formazione di Vicente Greco, realizzando con essa le prime incisioni di una Orquesta Típica Criolla. Nel 1915 abbandonò Greco e fece parte di un altro trio insieme al pianista José Martínez ed al bandoneonista Pedro Polito. Da quel momento in poi, Canaro proseguì la sua carriera artistica sempre come direttore, in tutte le orchestre che formò.

Nel 1917 riunì la sua formazione a quella di Roberto Firpo per allietare i carnevali del Teatro Colón nella città di Rosario. Questa prima esperienza di grande orchestra era formata dai pianisti Roberto Firpo e José Martínez, dai bandoneonisti Eduardo Arolas, Osvaldo Fresedo, Ernesto Di Cicco (Minotto), Pedro Polito e Juan Bautista D’Ambroggio, dallo stesso Canaro al violino unitamente a Agesilao Ferrazano, Tito Roccatagliata, Julio Doutry e Antonio Scotti, da Alejandro Michetti al flauto, da Juan Carlos Bazán al clarinetto e da Leopoldo Thompson al contrabbasso. Durante gli stessi anni, Canaro era già all’opera per tutelare i diritti di autore, un lavoro che terminò con la fondazione della Sociedad de Autores y Compositores (negli anni trenta divenne l’attuale SADAIC) nel 1918. Sette anni più tardi, nel 1925, viaggiò in Francia e dopo l’esperienza europea, nel 1926 si spostò negli Stati Uniti, a New York. Questo non prima di aver lasciato nel vecchio continente, e per diversi anni a venire, una orchestra diretta dai fratelli Juan e Rafael Canaro, ed aver formato il trio Irusta-Fugazot-Demare di indiscusso successo soprattutto a Barcellona.
Francisco Canaro fu uno dei primi esportatori del tango argentino in tutto il mondo. Nel corso della sua lunga carriera visitò diverse volte anche il Giappone, dove fu ricevuto con gli onori di un mito della musica di Buenos Aires.

In effetti, la sua ascesa nel mondo dei grandi del Tango fu inesorabile, ma anche portatrice di una grande ricchezza economica. Questa fortuna materiale divenne anche oggetto di un detto popolare, “Ha più soldi di Canaro”, riferendosi all’opulenza di una persona.

Sarebbe impossibile in questo contesto stilare una rassegna storica dei grande musicisti  e cantanti che parteciparono durante più di 50 anni di attività del maestro alle sue tante formazioni (49 anni solo di registrazioni). Non si può escludere di certo Carlos Gardel, Ada Falcón, Roberto Maida ed Ernesto Famá, ma la lista è davvero molto lunga. Tra le tante orchestre cito a titolo di esempio il Quinteto Pirincho ed il Quinteto Don Pancho, oltre alle tante formazioni sinfoniche, alcune delle quali arrivarono a contare fino a 30 bandoneones.
La sua carriera discografica iniziò, dunque, nel 1915 e terminò nel 1964. In questo periodo, Canaro fu autore di più di 300 composizioni, tra le quali si ricordano “La tablada”, “Nueve puntos”, “El pollito”, “Charamusca”, “Tiempos viejos”, “El internado”, “El chamuyo”, “Madreselva”, “Nobleza de arrabal” e “Sentimiento gaucho”.
Nel 1956 pubblicò le sue memorie dal titolo “Mis 50 años con el tango”. Francisco Canaro morì a Buenos Aires il 14 dicembre 1964 all’età di 76 anni, dopo aver sofferto di una rara malattia alle ossa, il morbo di Paget. La sua immensa fortuna fu ripartita egualmente tra la moglie, La Francesa, e le figlie nate dal rapporto con una corista di una delle sua tante orchestre.

(Traduzione dal testo “La historia del tango vol.3” di Roberto Daus e da todotango.com)

Annunci