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Uno dei pilastri fondatori del tango si svela attraverso alcune sue esternazioni che ne rivelano il temperamento. Prima però di presentare Canaro con alcune sue frasi, mi piace ricordare il perché fu soprannominato “Pirincho”. Fu l’ostetrica che, al momento di prendere il braccio il neonato Francisco, non appena vide il suo ciuffetto di capelli dritto in testa esclamò “¡Parece un pirincho!”. Il pirincho è un cuculo del Sud America (Guira guira Gmelin) molto diffuso nella provincia di Buenos Aires e riconoscibile da un caratteristico ciuffo di piume ritto in testa.

“para lograr el éxito no es necesaria la sabiduría, sino ser dueño de una propia personalidad por pequeña que ésta sea.”

“si las mujeres tuvieran el buen tino de meterse menos en las cuestiones y problemas de los hombres, habría menos problemas y disgustos, menos divorcios y menos episodios dramáticos… Pero, quien les hace entender eso a las lindas mujeres?”

Un aneddoto che riguarda anche Carlos Gardel ci ricorda la proverbiale “parsimonia” di Canaro, nonché la sua fortuna. Durante una giornata di scommesse all’ippodromo, Gardel, che non era proprio un pover’uomo che viveva di stenti, chiese a Canaro 500 pesos in prestito per giocare ai cavalli. Dopo tre anni da quel giorno, Canaro si presentò davanti a Carlitos per chiedergli indietro la somma prestata. Al sentirseli chiedere da Canaro, Gardel ribatté: “Non ti vergogni? Con tutta la fortuna che hai, chiedermi indietro i cinquecento pesos?…”

Anche il debole per le donne è una delle note caratteristiche della personalità di Canaro, registrata da molti aneddoti e storielle. Da paese in paese, come da porto in porto, Pirincho vi abbandonava una fidanzata. Ad Arrecifes “rubò” la fidanzata ad un guapo e dovette scappare clandestinamente dal villaggio.

In una occasione, viaggiando in treno con un collega violinista da San Pedro a Buenos Aires, questi muore presso un villaggio e Canaro è obbligato a scendere (con il morto) a Baradero. Con il poco denaro che aveva comprò un semplice cassone e lo interrò al cimitero del villaggio.

Nella decade del 50 Francisco Canaro già vede un degrado del ballo e così commenta questo momento: “una abigarrada muchedumbre que se divierte, da más bien la apariencia de una masa humana informe que se balancea y en el que los bailarines se empujan y se pechan…”

L’aneddoto del mate è famoso: Canaro viaggiava con il suo set per bere il mate ed erba “Cruz de Malta”. Allo sbarco a Marsiglia l’impiegato della Dogana gli disse: “Signore, questa pipa per fumare oppio è proibita nel nostro Paese”; – “Per la bombilla…” rispose. Dovette parlare con il capo delle dogane per risolvere il problema. E continuò a succedere, parecchie volte lo fermarono all’aeroporto per lo stesso motivo.

Rispetto al suo fallito tentativo di sfondare nel cinema sonoro, attraverso la fondazione di una propria compagnia cinematografica, la “Rio de la Plata”, disse: “el cine sonoro fue un sonoro fracaso para mí, y me dejó mudo.”

Dei suoi colleghi disse:

Su Juan D’Arienzo “Eso va a pasar, la gente se va a cansar pronto, tiene un molde igual para todos los tangos, tiene un ritmo fuertemente acompasado pero monocorde, las interpretaciones de su orquesta suenan siempre lo mismo”… però poi lo difende dicendo “La verdad es que D’Arienzo sigue siendo el mismo y gusta cada vez más”.

Su Carlos Di Sarli “opino que es demasiado lento el compás que imprime a sus tangos, pienso que un poquito más apresurado sería perfecto”.

Su Osvaldo Fresedo “su orquesta es rítmica y melódica al mismo tiempo…”

Su Edgardo Donato “mantiene la pureza original de sus interpretaciones, sin haberse dejado influenciar por la llamada modalidad moderna”

Fonti consultate

  1. Canaro, F. (1999). Francisco Canaro. Mis memorias. Editorial Corregidor.
  2. TodoTango
  3. Ultima Tanda Blog
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