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Pilastro dell’espressione musicale più sofisticata del tango, Carlos Di Sarli fu il creatore di uno stile che ancora oggi porta il suo nome, ed è apprezzato ovunque da migliaia di appassionati, ballerini e musicisti meritandosi l’appellativo “El Señor del Tango”. Ancorato alla prima modalità interpretativa di Osvaldo Fresedo, Di Sarli sviluppa una sua impronta staccandosi dal contesto storico in cui opera, dominato dai successi del “Estilo D’Arienzo” degli anni 30 ed aprendo gli orizzonti alla decade del 40, così prolifica di artisti e variegata di stili, al punto da meritarsi il titolo di Epoca de Oro. La dissonanza tra la ritmica darienzista e la nuova proposta di Carlos Di Sarli è ancora più marcata se si considera che alla fine degli anni 30 la maggior parte delle orchestre tendeva ad assomigliarsi, cavalcando l’onda del “Rey del Compás” con l’intento di contendersi il favore del pubblico nelle milonghe.

In questo contesto, si può ragionevolmente ritenere il contributo di Di Sarli al tango come un prezioso tesoro stilistico, rimasto fedele ad un suono inconfondibile lungo la sua trentennale attività artistica e inimitato. È infatti difficile individuare un altro musicista che abbia saputo combinare la cadenza ritmica del tango con una struttura armonica in apparenza semplice, ed invece così ricca di sottigliezze e sfumature.

Agli inizi della sua carriera, Di Sarli assorbe alcune caratteristiche della figura dominante di quel periodo, Francisco Canaro, soprattutto nell’equilibrio formale degli arrangiamenti. Tuttavia, fin dalla sua prima esperienza nel Sexteto da lui diretto, si allontana sia dallo stile Decareano che da quello tradizionalista di Canaro e Firpo, attingendo a piene mani dal suo maestro Osvaldo Fresedo, al quale sarà sempre riconoscente.

Sexteto Carlos Di Sarli con Ernesto Famá – Maldita (1931)

Sebbene tra la fine degli anni trenta e l’inizio dei quaranta anche l’esecuzione di Di Sarli fu in parte influenzata dal darienzismo imperante, già a metà della decade lo stile trattenuto che lo ho reso famoso riprende il sopravvento, per non modificarsi più fino agli ultimi anni di attività. Tuttavia il periodo caratterizzato con un tempo più velocizzato, che comunque non tocca nulla della struttura stilistica di Di Sarli, ci ha consegnato brani pregevolissimi, come Corazón, con la voce di Roberto Rufino.

Orquesta Carlos Di Sarli con Roberto Rufino – Corazón (1939)

In effetti, Di Sarli si licenziò rapidamente dallo stile di D’Arienzo per riprendere il messaggio del suo predecessore, ma sviluppando uno schema studiato per esaltare la propria capacità espressiva al pianoforte basata sull’alternanza di sfumature stilistiche (staccato, legato, crescendo, controcanto e pianissimo). Questo ha generato una impronta musicale che alfine si impose come indipendente e non riconducibile ad altro. Uno stile che trova la sua piena affermazione negli anni 40 con grande spazio lasciato alla melodia dei violini ed i bandoneones (con il predominio dei primi sui secondi) per lo più relegati alla sezione ritmica, o al più al canto della melodia.

Orquesta Típica Carlos Di Sarli – Cara sucia (1957)

Un aspetto di tutta evidenza è quello ritmico. Di Sarli adotta prevalentemente un ritmo che scandisce l’inizio e la metà della battuta, accentuando ed articolando assai spesso tutte le semicrome tra un quarto e l’altro, con lo staccato dei violini ed i bandoneones. Il pianoforte è il motore di questa struttura, che riempie gli spazi tra le frasi musicali ed abbelisce con una cornice melodica la voce degli archi e dei bandoneones. Il seguente brano rende in musica quanto detto.

Orquesta Típica Carlos Di Sarli – Comme il faut (1957)

Il risultato di questo modo di scandire il ritmo è l’accentuazione di una sensazione di lentezza, che rende il sapore delle esecuzioni sempre piuttosto solenne. Differenti strutture si alternano all’interno di un brano, secondo le diverse frasi musicali proposte, eppur sempre differenziando quelle ritmiche da quelle espressive e melodiche.

Come detto anche in precedenza, è possibile affermare come le varie formazioni orchestrali di Carlos Di Sarli siano invariabilmente adattate ad uno schema prestabilito, il cui interesse sonoro risiede in una gamma di sfumature molto precise e, nello stesso tempo, molto sottili. Questo spettro di sfumature, nell’ambito di una pienezza armonica non comune, si precisa in studiatissime alternanze tra gli staccati ed i legati, tra i crescendo ed i pianissimo. Il colore inconfondibile del suono di Di Sarli è dunque legato da un lato ad una certa omogeneità della struttura strumentale, e dall’altro sicuramente alla sua inimitabile conduzione pianistica.

Orquesta Típica Carlos Di Sarli – A la gran muñeca (1954)

L’ascolto precedente ci chiarisce le capacità insuperabili di Carlos Di Sarli al pianoforte, al punto da renderlo uno dei pianisti più importanti nella storia del tango. Nel suo schema orchestrale non esistono assoli strumentali. La fila dei bandoneones suonano a tratti al melodia, ma per lo più conserva un ruolo prettamente ritmico e milonghero; solo il violino si stacca in maniera delicata in qualche sporadico assolo o controcanto. L’effetto di questa sezione ritmica è quello di un raffinato suono a metà tra bandoneon e violino. Un effetto estremamente adatto al tango ballato, come si può ascoltare nella bella interpretazione di 9 puntos, esempio diamantino dello stile di Di Sarli, col suo ritmo trattenuto, il suono violino/bandoneon in funzione ritmica, il poderoso pianismo che tutto raccorda sui bassi ed articola tra i quarti con i suoni più acuti. Il pianoforte pilota tutta l’esecuzione, con suggerimenti ricamati nella sezione della tastiera che uniscono i tempi dei brani in forma estremamente delicata ed elegante. Questa caratteristica divenne la firma peculiare delle interpretazioni di Di Sarli.

Orquesta Típica Carlos Di Sarli – Nueve puntos (1956)

La personalità e l’inventiva di Di Sarli è riscontrabile in maniera evidente nella sua mano sinistra con la quale ideò una forma espressiva, di accentuazione, di modulazione difficilmente eguagliabile. Si noti in particolare il suo modo di trasporre all’estrema sezione sinistra della tastiera del pianoforte il ruolo che era stato, agli albori del tango, quello delle corde basse della chitarra. Fu con questa caratteristica stilistica che Di Sarli seppe rendere il raffinato melodismo di Fresedo in forma milonghera.

Orquesta Típica Carlos Di Sarli – La racha (1947)

Per concludere, il talento di Carlos Di Sarli ha prodotto un repertorio di ineguagliata eleganza e qualità, in fin dei conti inalterato nelle sue strutture musicali e nella sua intenzione espressiva. Ne è testimone il fatto che la quasi totalità dei ballerini ancora oggi riconosce un brano di Di Sarli fin dalle primissime battute. Purtroppo il suono di Di Sarli conserva una formula quasi magica che non è stata mai più eguagliata; lo stesso Troilo, alla morte di Di Sarli, disse: “il cieco s’è portato il segreto nella tomba”.

Fonti consultate

  1. Tangolosi Blog
  2. Metodo de Tango
  3. Milonguero Porteño Blog
  4. Sierra L.A. (1966). Historia de la Orquesta Típica: Evolución instrumental del tango.  Corregidor Editore.
  5. Roberto Daus. La historia del tango. [PDF disponibile nella sezione “Lo scaffale dei Libri“]
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