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Francisco Canaro appartiene a quella categoria di compositori che fece la storia del tango, aprendo nuove prospettive di interpretazione musicale e ponendosi come pioniere per le generazioni che seguirono. I suoi lavori e le sue idee furono, infatti, di esempio per molti artisti che raggiunsero il successo anche grazie al contributo di Canaro per il tango. Come noto, Francisco Canaro ebbe una lunga carriera ricca di successi, che attraversò le varie epoche del tango, alla stessa stregua di D’Arienzo o Pugliese. Tuttavia, a differenza di questi ultimi (come di altri maestri, tipo Di Sarli, Troilo o Biagi) non è possibile inquadrarlo con uno stile musicale univoco.

L’atteggiamento che Canaro scelse fu, dunque, quello di allineare il proprio stile secondo le epoche e le mode che andavano affermandosi, senza entrare direttamente in competizione con altri maestri. Agli inizi della sua carriera “Pirincho” compose brani strumentali secondo lo schema in 2/4 tipico del tango primordiale (tempo caratteristico di moltissimi brani anche nelle decadi successive) per formazioni composte da flauto, chitarra e clarinetto. La marcatura dell’accompagnamento era basata sulla ritmica della habanera (battuta con croma puntata, biscroma e due crome legate, alternata ad una battuta con un movimento uniforme di 4 crome). La stessa ritmica fu applicata anche quando il pianoforte fece il suo ingresso nelle formazioni. Canaro partecipò a tutte queste innovazioni, facendo proprio la modalità orchestrale proposta da Vicente Greco, così come alla comparsa del bandoneón, ed infine, alla definizione stilistica e strutturale della Orquesta Típica.

Durante questo periodo, parliamo dei primi anni venti del 900, Francisco Canaro fu innovatore di due importanti aspetti musicali: introdusse il contrabbasso (Leopoldo Thompson fu il pioniere) e nel 1924 concepì l’idea di inserire il cantante come ulteriore elemento orchestrale, anche se impegnato solo nel ritornello; Roberto Diaz fu il primo “estribillista” cantando Así es el mundo, poi inciso nel 1926. In realtà la presenza del canto nei brani di tango era iniziata qualche anno prima, grazie a figure leggendarie quali Carlos Gardel (1917, Mi noche triste) , però in questo caso, si parla di Tango Cancíon, ossia uno stile musicale drammatico dove la voce è elemento dominante che perdura lungo l’intera esecuzione del brano. Inoltre, il ruolo dell’estribillista non deve essere confuso con il “cantor de la Orquesta”, ruolo definito a metà degli anni 30 da Francisco Lomuto con Jorge Ortíz, Osvaldo Fresedo con Roberto Ray, Edgardo Donato con Horacio Lagos e lo stesso Canaro con Roberto Maida.

Digressioni a parte, Francisco Canaro fu anche coinvolto nel processo di maturazione del tango, introducendo alcune interessanti variazioni rispetto alla struttura di base. Normalmente, un brano di tango è composto da 5 parti distinte: Verso (A1) Coro (B1) Verso (A2) Coro (B2) Verso (A3); questa struttura non caratterizza la totalità dei tanghi composti, piuttosto fornisce una base di riferimento alla quale molti pezzi si attengono.

Francisco Canaro fu tra i primi che apportò delle modifiche significative a tale suddivisione, contribuendo ad un generale arricchimento stilistico del tango come genere musicale. Facciamo alcuni esempi:

In questa versione di Caminito del 1926, Canaro presenta questa struttura: Intro – Verso (A1) – Precoro – Coro (B1) – Verso (A2) – Precoro – Coro (B2) – Verso (A3).

Orquesta Típica Francisco Canaro con Coro – Caminito (1926)

Nel 1935, con il celebre brano Poema, Pirincho ci presenta un secondo esempio di variazioni strutturali. Infatti, sebbene mantenga la classica suddivisione del pezzo in 5 parti, il maestro differenzia il numero di pulsazioni semplici all’interno di ogni parte (ciascuna pulsazione semplice della durata di un secondo circa), così da avere il Verso A1 composto da 32 pulsazioni, il Coro B1 da 16, il Verso A2 da 64, il Coro B2 ancora da 16 ed infine il Verso A3 di nuovo da 64 pulsazioni. In aggiunta, il cantante (Roberto Maida in questo caso) nel Verso A2 imita il violino del Verso A1, marcandone praticamente le stesse note con gli stessi accenti. L’effetto risultante è una alternanza energica di momenti ritmici (i Cori B1 e B2) a momenti melodici (i Versi) pur mantenendo lo stesso tempo di esecuzione. In realtà anche nei Versi vi è una apprezzabile componente ritmica con chiare pulsazioni, però in coabitazione con l’elemento melodico che a volte risulta anche predominante.

Orquesta Típica Francisco Canaro con Roberto Maida – Poema (1935)

Di seguito riporto il brano scomposto nelle sue 5 parti per meglio apprezzare le differenze sopra menzionate.

Ripercorrendo la produzione artistica di Francisco Canaro è interessante ricordare come egli abbia sempre mantenuto una sonorità inconfondibile, includendo con una certa frequenza dei passaggi suonati in ritmo canyengue. La maggior parte dei suoi brani sono stati eseguiti o composti per il ballo ed i ballerini. Tra il 1928 ed il 1932 Canaro tocca una tra le punte più alte di espressività e qualità compositiva della sua carriera, avvalendosi anche di alcuni tra i più grandi musicisti dell’epoca (ad esempio, Luis Ricardi, Cayetano Puglisi, Minotto Di Cicco e Federico Scorticati). Negli anni a venire, tale tesoro espressivo si diluì in quella ampollosa inquietudine che Canaro stesso definì, per le case discografiche, “Serie Sinfonica”. Versioni ben rappresentative di alcune sue opere, utili a tracciare un quadro riassuntivo dei successivi sviluppi stilistici di Canaro, possono essere: En las sombras (con Roberto Maida, 1936), Copas, amigas y besos (con Carlos Roldán, 1944), El choclo (con Roberto Arenas, 1948) e Reliquias porteñas (strumentale, 1953).

Fonti consultate:

  1. TodoTango
  2. Tangology 101 Blog
  3. Hagase la Musica Blog
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