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Carlos Gardel fu il creatore della prima ed unica modalità basica di canto esistente nel tango. Prima della sua comparsa sulle scene della canzone porteña (1917) non si riscontra nessuna figura che abbia avuto uno stile paragonabile a quella del Morocho del Abasto. Infatti, nella musica popolare argentina dominavano, fino ad allora, le figure del payador e dell’interprete di motivi camperos, accostabili agli stornellatori nella musica popolare italiana. Anche Gardel iniziò la sua carriera con canti in stile campero.

Risulta molto difficile definire in forma scritta lo stile posseduto da un talento come Gardel. Di sicuro possedeva espressività e naturalezza nell’imprimere alle sue esibizioni un forte connotato comunicativo. Al servizio di tali doti naturali, Carlitos mise un grande impegno nel perfezionamento tecnico. Nato come tenore, venne preso in custodia artistica da Alberto Castellanos, il quale gli cambiò il registro a baritono. Lo stesso tenore italiano Caruso ebbe a dire che, con il dovuto studio, Gardel sarebbe diventato il più grande baritono del mondo.

A titolo di esempio, ascoltiamo due versioni de “Sos mi tirador plateado” dove Carlitos canta nei due registri sopra citati (Tenore e Baritono). La prima versione è del 1912, la seconda è del 1933 con il titolo cambiato in “El tirador plateado”. Al di là dei due sistemi diversi di registrazione (meccanico ed elettrico), risulta evidente il cambio di intonazione di Carlitos, frutto dello studio quotidiano e delle indicazioni dei suoi maestri.

Carlos Gardel con guitarra – Sos mi tirador plateado (1912)

Carlos Gardel con 4 guitarras – El tirador plateado (1933)

La voce di Gardel era perfetta per il canto popolare, con una estensione di due ottave ed una facilità incredibile nel passare da toni gravi ad acuti. In aggiunta, Gardel mantenne un allenamento costante e giornaliero della sua voce, facendola evolvere continuamente fino ad adattarla anche ai cambiamenti dei sistemi di registrazione, da meccanico ad elettrico. Il suo innato orecchio musicale gli permise anche di avventurarsi senza alcuno sforzo nell’esecuzione di più di trenta generi musicali differenti, passando da una interpretazione drammatica ad una comica, da una sentimentale ad una grottesca. Riguardo alla capacità espressiva di Gardel, Casto Canel ebbe a dire “egli sfugge alle regole meccaniche della metrica musicale, anticipandola o ritardandola, andando perfino fuori tempo, accorciando o allargando una frase, a volte creando delle raffinatezze canore rigorose o poderosi e soffocanti silenzi; con una parola può creare una esperienza musicale più profonda di qualsiasi altra ottenibile con l’applicazione di mere regole aritmetiche”.

Effettivamente, i predecessori di Gardel cantavano a tempo, rigidamente inquadrati in uno schema che vedeva il valore di ciascuna nota ancorata al tempo musicale. Carlitos, invece, fece largo uso del “rubato”, aggiungendo ornamenti canori e silenzi che creavano un dinamismo mai ascoltato in precedenza. Ponendo enfasi al testo, senza alterare l’altezza delle note, Gardel canta le parole così come si pronunciano normalmente, facendo concordare gli accenti con la melodia. Questo produce un cambio del valore, ma non delle altezze delle note, cambio che genera un fraseggio (fraseo) spontaneo. In questo modo va formandosi pian piano un canto sincopato all’interno dei limiti imposti dal tempo musicale. Gardel sviluppa quasi in modo impercettibile il fraseggio combinandolo ad un effetto di compressione e decompressione all’interno di ogni battuta. Due esempi di tali tecniche sono il brano Marioneta Viejo smoking, dove l’accompagnamento delle chitarre segue schematicamente il tempo, mentre la voce del Zorzal criollo dipinge variazioni in sequenza.

Carlos Gardel con las guitarras de Aguilar, Barbieri y Riverol – Marioneta (1928)

Carlos Gardel con las guitarras de Aguilar, Barbieri y Riverol – Viejo Smoking (1930)

Bisogna anche considerare che la cadenza melodica della parlata porteña e criolla ben si adattava all’espediente stilistico del fraseo, per cui era inevitabile che esso diventasse nel tempo un elemento portante dell’intero genere musicale del tango. A sottolineare l’importanza delle innovazioni introdotte da Gardel, si può menzionare l’inclusione del fraseo e del rubato anche nel tango strumentale, a partire dagli anni ’20, negli assoli di violini o bandoneónes.

Sempre investigando alcune sfumature tecniche, Edmundo Rivero così analizzò il modo di Gardel di pronuciare la “N” come una “R”: “Questa sfumatura stilistica si deve al fatto che la “n” è una consonante liquida, o approssimante, e può perdere la propria sonorità se vicina ad una consonante sorda occlusiva (una “t” o una “p”), per cui se pronunciata prima, essa si appoggia più marcatamente nel naso. Sapendo che questo fenomeno nel canto di un certo livello è antiestetico e biasimato, Gardel veicolava l’esecuzione della “n” espirando l’aria in avanti”.

Non va dimenticato che Carlos Gardel fu, di fatto, l’inventore del tango-canción, determinandone lo stile e rimanendone il punto di riferimento. Il primo brano che egli cantò fu Mi noche triste, nel 1917.

Carlos Gardel con la guitarra de José Ricardo – Mi noche triste (1917)

In sintesi, Carlitos sapeva imporre alla sua voce ed alle sue interpretazioni un calore espressivo che ancora oggi molti ritengono il modo di decir el tango di Gardel insuperato ed insuperabile. A tal proposito, molti stimatori del Zorzal criollo usano dire “Cada día canta mejor!” e nessun cantante nella storia del tango è mai riuscito ad eclissarne la figura. In fondo, prima di Gardel nessuno cantava il tango, dopo Gardel nessuno lo cantò meglio.

Fonti consultate:

  1. Barrios O., Piccioni E. Historia y anécdotas. Ediciones Nuevos Tiempos.
  2. TodoTango
  3. Rivero, E. (1985) Las voces, Gardel y el canto. Buenos Aires: Técnica Latinoamericana.
  4. Brunelli, O.G. (2015). La cuestión del fraseo en el tango. Zama n.7, pp. 161-170.

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