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Julio de Caro fu violinista, direttore, compositore ed arrangiatore, riconosciuto universalmente come una delle figure più creative nel mondo del tango della seconda decade del XX secolo. Nacque a Buenos Aires l’11 dicembre 1899, secondo di dodici figli, in una vecchia dimora in Calle Piedad. I genitori, José De Caro De Sica e Mariana Ricciardi Villari, di chiara origine italiana, erano profondamente orgogliosi di provenire da una famiglia di importanti artisti, poeti, politici e letterati. Fin da bambino, a differenza del primogenito Francisco, Julio soffrì di una salute sempre precaria. Quando la famiglia si allargò, i De Caro si trasferirono prima in Calle Bolívar e poi in Calle Defensa nel quartiere San Telmo.
A quest’ultimo indirizzo, José De Caro aprì un piccolo conservatorio con annesso un locale per la vendita di partiture e strumenti musicali. Insieme a suo fratello Francisco, Julio fu iniziato fin da bambino allo studio della musica, dapprima con il pianoforte, passando poi al violino con i maestri De Maria e Francassi. A partire dal 1909, i fratelli De Caro iniziarono ad esibirsi in vari locali prestigiosi, come il Prince George’s Hall, interpretando brani di musica classica. Nel 1913 la famiglia De Caro si trasferì all’angolo tra la Calle Catamarca e la Calle México; Julio iniziò quindi gli studi di scuola secondaria all’Istituto Mariano Moreno, dove, con suo padre insegnò anche teoria musicale e solfeggio. Nel 1915 venne presentato all’amico del padre, l’impresario Cayetano De Bassi, il quale lo incorporò come secondo violino nell’orchestra che dirigeva all’epoca e che si esibiva al Teatro Lorea. Questa decisione di dedicarsi alla musica popolare, ed al tango in particolare, valse a Julio l’abbandono del focolare domestico in aperto contrasto con il padre che considerava indegna la musica suonata dal figlio. Due anni più tardi, nel 1917, De Caro trovò un posto all’interno dell’orchestra di Roberto Firpo che si esibiva regolarmente al Palais de Glace. Firpo offrì a De Caro il violino e questi eseguì La Cumparsita. L’anno successivo Eduardo Arolas (El Tigre del Bandoneón) lo volle nel suo quartetto, completato da Rafael Tuegols e José María Rizzuti. Durante questa esperienza, Julio viaggiò in Uruguay, a Montevideo, e compose il suo primo tango, Mon Beguin. 

In questo periodo Julio affrontò nuovamente il padre e le sue idee; messo di fronte alla decisione irrevocabile di scegliere tra il tango e la carriera di medico, Julio optò per il primo, venendo definitivamente allontanato dal padre. Nel 1919 De Caro e Rizzuti si separarono da Arolas per motivi economici formando un nuovo quartetto con il violinista José Rosito ed il bandoneonista Pedro Maffia. Debuttarono nel Café El Parque de Talcahuano y Lavalle riscuotendo un notevole successo. Poco più tardi, De Caro venne chiamato ad unirsi nella prestigiosa orchestra di Osvaldo Fresedo, esibendosi al Casino Pigall per poco più di un anno. Nel 1921 venne contrattato dall’impresario del Teatro San Martín per suonare durante il carnevale di quell’anno. Sempre nel ’21 si trasferì a Montevideo dove contrasse un matrimonio dal quale nacque la sua unica figlia, Beatriz. Nel 1922, ancora in Uruguay, entrò come violinista nell’orchestra di Enrico Di Cicco Minotto e compose La Farándula, Maridito MíoMilonga Corrida.

Di ritorno a Buenos Aires nel 1923 approdò nel Sexteto di Juan Carlos Cobián e successivamente formò il suo primo Sexteto con Francisco De Caro (pianoforte), Emilio De Caro (secondo violino), Pedro Maffia (bandoneón), Luis Petrucelli (bandoneón) e Leopoldo Thompson (contrabbasso). Nel 1924 il Sexteto Julio De Caro si esibì con regolarità al Café Colón della Avenida de Mayo ed a Radio Sudamérica. Di fronte ad una penuria economica che colpì i protagonisti del Sexteto, venne in loro soccorso il Conte Chikoff che offrì un lauto compenso per farli suonare durante le sue serate danzanti a base di té. Alle esibizioni dal vivo, si aggiunsero quindi le sedute radiofoniche e le prime incisioni fonografiche. Nel 1925, il Sexteto si esibì al Palais de Glace in occasione della visita del Principe di Galles all’aristocrazia di Buenos Aires. Il direttore della casa discografica Víctor, Mr. Scheney, regalò a De Caro il rivoluzionario violino-cornetta, come riconoscimento per i successi raggiunti nella vendita di dischi. Con questo strumento, il talentuoso Julio potè conferire alle sue interpretazioni un suono ancor più originale e personalizzato. L’anno seguente Armando Blasco sostituì Pedro Maffia al bandoneón, mentre il Presidente Marcelo T. de Alvear si dichiarò ammiratore del Sexteto. In segno di riconoscenza, Julio De Caro compose e dedicò al Presidente il brano Guardia Vieja, che divenne un successo immediato. Nell’aprile del 1927 De Caro fece un lungo tour in Brasile con la sua orchestra, dove compose Copacabana, Tierra QueridaOlimpia ed ottenne un notevole successo, al punto da concedersi un periodo di riposo fino alla fine di settembre dello stesso anno.

Ritroviamo De Caro ancora alle prese con un tour nel 1931, questa volta in Europa. Sbarcò a Nizza dove si esibì in presenza di Carlos Gardel, il quale dal suo tavolo si offrì di officiare come “presentarore” all’esibizione di De Caro, e di Charlie Chaplin, che ballò il tango El Monito. Da Nizza, Julio si mosse alla volta di Montecarlo, Cannes, Torino, Genova e Roma. Attraverso i suoi concerti, De Caro cambiò l’idea che gli europei si erano fatti dei tangueros argentini, ossia da cantori di campagna vestiti da gauchos in artisti in smoking. Il tour terminò a Parigi, dove fu invitato dal Barone Rotshchild ad esibirsi in due eventi dell’alta aristocrazia di fronte all’Aga Khan. De Caro suonò anche alla Sorbona, invitato dall’Ambasciata Argentina di Francia in occasione della commemorazione del giorno dell’Indipendenza. Durante il soggiorno francese, il maestro fu anche chiamato a curare la colonna sonora del film di Gardel “Luces de Buenos Aires”.

Nel 1933 De Caro vinse il Certamen Nacional de Orquestas del Luna Park, si svincolò dai suoi musicisti più prestigiosi e formò una nuova orchestra con il nome di Orquesta Internacional Melódica. Dal 1937 al 1940 tenne diversi concerti a Viña del Mar (Cile) ed in Uruguay. La voce femminile era quella di Paloma Efrón “Blackie, mentre quella maschile era di un giovane Edmundo Rivero. Con questa orchestra incise brani come Derecho viejo Fuego, incorporando anche nuovi strumenti nella sua nuova formazione. Durante una esibizione nel teatro Opera di Buenos Aires, qualche tempo più tardi, Julio De Caro si ritrovò nuovamente di fronte a suo padre, il quale venne ad ascoltarlo ed abbracciarlo dopo venti anni di allontanamento. Al termine dell’esperienza con la Orquesta Internacional Melódica, Julio De Caro abbandonò i suoi tentativi di innovazione sinfonica per ritornare al ritmo ed allo stile che gli avevano garantito molti successi negli anni precedenti. Durante il 1940 inaugurò il Casinò Mar del Plata. Dieci anni più tardi, nel 1950, tornò ad esibirsi con la sua Orquesta Típica per le trasmissioni di Radio El Mundo; in seguito ad alcuni tentativi di boicottaggio del direttore artistico dell’emittente radiofonica, De Caro decise di interrompere la propria carriera artistica. Gli amici più cari dovettero insistere non poco per convincere Julio a tornare sui propri passi ed accettare un contratto con Radio Belgrano. Purtroppo, anche questa esperienza si presentò problematica, per cui Julio De Caro prese la ferma decisione di ritirarsi definitivamente. Nel 1958 convolò a seconde nozze con Cora Ambrosetti. Ancora nel 1965, Ben Molar richiese un contributo al maestro De Caro in occasione dell’istituzione del “Día Nacional del Tango”;  unitamente a Nicolás Cócaro compose Un silbido en el Bolsillo. Sempre Ben Molar, questa volta nel 1975, convinse ancora una volta De Caro a comporre; da questo nuovo lavoro, insieme ad Ernesto Sábado, Cátulo Castillo, Florencio Escardó e Leopoldo Díaz Vélez tra gli altri, uscì il disco “Los 14 de Julio De Caro”.

L’11 dicembre 1977, in occasione del 78° compleanno, ed in coincidenza con il primo “Día Nacional del Tango” le orchestre e tutti i cantanti più famosi dell’epoca resero omaggio al maestro De Caro con un evento nel Luna Park al quale parteciparono circa 15 mila persone. Quando tutti i presenti cantarono “buon compleanno” al maestro, De Caro non riuscì a trattenere le lacrime e pianse di fronte alla folla. Quella fu l’ultima volta che Julio comparve di fronte ad un pubblico. Solo tre anni più tardi, l’11 marzo 1980, già colpito da una grave infermità, Juio De Caro si spense ad 81 anni nella sua città natale di Buenos Aires. Il giorno della sua nascita, l’11 dicembre, coincide con quella di Carlos Gardel, ragion per cui il Poder Ejecutivo Nacional stabilì con il Decreto 3781/1977 la celebrazione ufficiale del Día Nacional del Tango, in omaggio a questi due pilastri della musica argentina.

Fonti consultate

  1. Biografía cronológica de Julio De Caro. Efemérides Culturales Argentinas, Ministerio de Educación de la Nación, Subsecretaría de Coordinación Administrativa.
  2. TodoTango: Semblanza de Julio De Caro
  3. Roberto Daus – La historia del tango Vol.1
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