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Don Julio De Caro può essere indubbiamente etichettato come l’uomo che reinventò il tango. Forse sarebbe sufficiente ricordare come dalla sua interpretazione della musica rioplatense nacque addirittura l’appellativo per una corrente ed una scuola stilistica che ha attraversato gli anni, quella “decareana” (termine coniato da Luis Adolfo Sierra). Per quanto non abbia mai raggiunto una popolarità da idolo, come il suo contemporaneo Carlos Gardel, Julio De Caro fu una figura essenziale nell’evoluzione del tango, facendolo uscire dalla dimensione primitiva ed improvvisata degli albori e codificando il ruolo di ciascun strumento nell’orchestrazione. Questa profonda rivoluzione, nella struttura e concezione del tango, aiutò lo stesso ad oltrepassare i confini dell’Argentina per diffondersi nel mondo.

Julio De Caro rinnovò il tango senza comprometterne l’essenza ritmica ed il sentimento “criollo” ed “arrabalero” delle origini, aggiungendo una componente sentimentale e melanconica sconosciuta a quel tempo. Egli riuscì a combinare ciò che il tango era all’epoca con ciò che poteva divenire. Sociologicamente, il suo successo accompagnò la rinascita socio-politica dalla classe dirigente argentina che apprezzava il tango dei cabaret suonato da musicisti che non avevano conosciuto i bordelli. Per arrivare a questa nuova concezione il maestro fece tesoro dei propri studi di musica classica, incorporò espedienti tecnici, soprattutto in tema di armonia e contrappunto. Il risultato fu la comparsa di assoli melodici di bandoneónes e di violini, variazioni di corda sopra una base condotta dal pianoforte o dal contrabbasso. Molte volte il piano agiva da solista coniugando ritmo e melodia, altre, il violino che De Caro stesso suonava sviluppava fraseggi armonici contrapposti allo sviluppo degli altri strumenti. In questo modo, il tango guadagnò raffinatezza e tecnica, estendendo il proprio orizzonte stilistico oltremisura. Esempi possono essere trovati in Tierra querida Mala junta del 1927, e Boedo del 1928, incisi per l’etichetta Víctor.

Orquesta Julio De Caro – Tierra querida (1927)

Orquesta Julio De Caro – Mala junta (1927)

Orquesta Julio De Caro – Boedo (1928)

Il tango, con le sue caratteristiche inconfondibili, deve ancora arrivare, non ci sono sincopi, non compare il bandoneón. Soprattutto nel brano Mala junta si respira piuttosto un’atmosfera di strada, con voci, risate e fischi, che funge un pò teatralmente come introduzione al pezzo vero e proprio. Ciò denuncia anche strutturalmente la distanza della musica di De Caro con l’impostazione tipica della Guardia Vieja, una rottura che ad alcune orecchie del versante tradizionalista parve fin troppo provocatorio. Un curiosità sempre su questo brano risiede nell’utilizzo per la prima volta, da parte del maestro De Caro, del violín-corneta, una variazione senza cassa acustica di un violino tradizionale e con una vera e propria cornetta studiata per poterne amplificare il suono, dandogli contestualmente un timbro piuttosto nasale ed alcune curiose possibilità d’effetto. A onor del vero, seppur utilizzato in alcune orchestre jazz dell’epoca, lo strumento non trovò ulteriore seguito nel tango.

Un altro aspetto di sicuro interesse, specie in quegli anni, è la cura dinamica che viene espressa, con l’introduzione di frequenti cambi delle intensità sonore allo scopo di rendere il suono più ricco ed espressivo. A questo obiettivo contribuisce anche la già accennata e variegata inventiva ritmica, che consente di abbandonare la monotona scansione normale per episodi ricchi di accenti spostati e sincopi, ma anche tramite il rifiuto di quello che all’epoca era quasi un’ossessione, ovvero la marcazione di ogni tempo della battuta.

Se nei brani precedenti si possono apprezzare i controcanti e gli assoli al violino di Julio De Caro e le variazioni dei bandoneónes, nel prossimo è possibile ascoltare l’essenziale contributo al pianoforte del fratello Francisco, il quale fu artefice di alcuni tra i tanghi più apprezzati della linea romantica e sognatrice della produzione dell’Orquesta De Caro. Congiuntamente, e senza dimenticare l’apporto di altri grandi musicisti, come Pedro Laurenz al bandoneón, l’orchestra di De Caro sviluppò una duttilità produttiva mai vista prima.

Sexteto Julio De Caro – Loca Bohemia (1928)

Su questo universo innovativo si installò una forma di comprendere il tango che prese il nome di “scuola decareana”. Da essa forgiarono il proprio stile giganti del calibro di Aníbal Troilo, Horacio Salgán, Osvaldo Pugliese ed altri simboli gloriosi di quella che fu la Guardia Nueva. Astor Piazzolla, ad esempio, gli dedicò il tango Decarissimo in segno di riconoscenza per le sue importanti innovazioni. L’asse degli interpreti dello stile “decareano” diparte dal tango primitivo assieme ad altre due correnti, quella di Juan Maglio “Pacho” (con Canaro e Lomuto come massimi rappresentati) e quella di Fresedo e Firpo (con Di Sarli loro erede); in tal senso si completa il trittico delle principali fonti dalle quali è nato il tango della Epoca de Oro e oltre.

Facendo un salto di 25 anni, dal 1928 al 1953, troviamo l’ultima incisione di De Caro, Derecho viejo, ancora una volta un pezzo strumentale, ma che sorprende per l’orchestrazione, una interpretazione che ancora una volta rivela la genialità di Julio nel far interagire le parti dell’orchestra in un balletto di assoli e controcanti, scale cromatiche in crescendo e diminuendo, arrastre dei bandoneónes.

Orquesta Julio De Caro – Derecho viejo (1953)

In sintesi, Julio De Caro ebbe il merito di aver per primo definito come doveva essere una Orquesta Típica, segnando un confine culturale tra la Guardia Vieja e la Nueva. Per quanto alcuni musicisti conservatori mantennero le forme stilistiche primitive del tango, essi rimasero sempre avvolti dalle nebbie del tempo e da un parziale oblio, così che ad oggi sono poco conosciuti e classificati come “predecareani”. Curiosamente, Julio De Caro subì da alcuni contemporanei lo stesso trattamento riservato ad Astor Piazzolla decenni più tardi. In questo caso, la storia ne è testimone, tali persone non si dimostrarono lungimiranti.

 Fonti consultate:

  1. TodoTango – Semblanza de Julio De Caro
  2. Luis Adolfo Sierra (1985). Historia de la Orquesta Típica – Evolución Instrumental del Tango. Ed. Corregidor
  3. Investigación Tango – Julio De Caro, reseña artística del gran violín-corneta (a cura di Pablo Taboada)
  4. Nicolás Sosa Baccarelli – Julio De Caro: el hombre que reinventó el Tango
  5. AA.VV. Método de Tango
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