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Osvaldo Nicolàs Fresedo fu bandoneonista, direttore e compositore. Nacque a Buenos Aires in un contesto familiare di agiatezza, da padre italiano (Nicolás Fresedo) e madre spagnola (Clotilde García) il 5 maggio 1897 nella Calle Lavalle 1606, all’angolo con la Rodríguez Peña; completavano la famiglia altri tre fratelli e quattro sorelle. Nonostante il padre di Osvaldo fosse un ricco commerciante, socio del negozio “Buzzetti, Azza y Cia” (sito nell’attuale Calle Sarmiento 1164), la famiglia Fresedo affrontò diversi traslochi, da Ramos Mejía nella provincia di Buenos Aires fino al quartiere de La Paternal, dove si stabilirono quando Osvaldo aveva 10 anni. Fu la vita in questo quartiere che gli valse, più tardi, l’appellativo di “Pibe de La Paternal”.

Il quartiere nel quale Osvaldo crebbe era umile e periferico, fatto di case basse e ambiente popolare, cosa che influì molto sul suo destino, al pari delle disponibilità economiche dei genitori. Infatti la madre fu professoressa di musica ed in casa un pianoforte dominava la scena in soggiorno, uno strumento al quale tutti e otto i figli vennero avvicinati per studiarne i segreti. Tra loro, Osvaldo e suo fratello Emilio svilupparono sicuramente il maggior interesse per esso, come per la musica in generale. In particolare Osvaldo mostrò ancora più curiosità per una concertina (un piccolo strumento ad ance libere formato da due casse armoniche in legno separate da un mantice a soffietto) che suo padre teneva in casa. Intorno al 1912, all’età di 15 anni venne folgorato dall’ascolto in un bar del trio formato da Berto al bandoneón, Francisco Canaro al violino e Domingo Salerno alla chitarra. Già familiare a questo genere di musica, Osvaldo rimase talmente colpito che lasciò i suoi studi durante il secondo anno di scuola commerciale per studiare il bandoneón con un maestro di strada, tal Carlos Besio. Una volta affrancato dal Besio, Fresedo iniziò a prendere lezioni dal violinista Pedro Desrets, già insegnante di conservatorio. Tuttavia, fu il bandoneonista Manuel Firpo che lo introdusse finalmente nel mondo del bandoneón, quello che sarebbe diventato lo strumento della sua vita. Il padre di Osvaldo non accettò la decisione del figlio di lasciare la scuola per dedicarsi al tango, ragion per cui lo cacciò di casa, costringendo il giovane Fresedo a trasferirsi a Villa Ortúzar insieme al suo amico Nelo Cosimi (futuro grande attore del cinema muto argentino), con il quale convisse e lavorò come imbianchino. Con i guadagni di quell’occupazione Osvaldo comprò il suo primo bandoneón a 50 tasti. Poco più tardi, il padre, pentito di averlo cacciato di casa lo richiamò a sé regalandogli un bandoneón a 71 tasti con il quale Osvaldo cominciò ad esibirsi nel bazar del padre da poco inaugurato nel quartiere di Flores.

Nel 1913, prese a suonare in pubblico, come parte di un giovane trio, di cui era membro anche il fratello Emilio al violino, e completato da Martin Barreto alla chitarra. Oltre a suonare nelle feste locali, i ragazzi si esibirono al Café Paulin in Avenida San Martín. Dopo aver suonato anche in altri caffè del quartiere, Osvaldo cominciò ad essere identificato come El Pibe de La Paternal distinguendosi cosi dal bandoneonista Pedro Maffia, conosciuto come El Pibe de Flores.

La fama del Pibe de La Paternal crebbe rapidamente. Nel giro di poco tempo fu chiamato in diversi conjuntos: passò un mese al Café “Maldonado” con Antonio Basso al pianoforte ed Enrique Modesto al violino, poi al Teatro Municipal della città di Pergamino; lavorò al Café “Tontolín”, formando un trio con José Sassone al piano (compositore conosciuto negli anni ’20 e stretto collaboratore di Agustín Magaldi) ed Emiliano Costa al violino; più tardi fu assunto nella formazione di Manuel Aróstegui per suonare in una caffè di Calle Rivera y Canning e poi al Café “Venturita” in Corrientes y Serrano, lo stesso locale dove poco prima era solito esibirsi il trio Berto-Canaro-Salerno. Nel 1916 Osvaldo Fresedo fu chiamato dal bandoneonista Vicente Loduca per aggregarsi alla sua orchestra ed esibirsi al cabaret “Royal Pigall” e poi al “Montmartre” in sostituzione di Eduardo Arolas sotto la direzione del pianista José Martinez, con i violinisti Francisco Canaro e Rafael Rinaldi ed il contrabbassista Leopoldo Thompson.

Tra il 1917 ed il 1918 Fresedo strinse nuovamente una forte collaborazione con Vicente Loduca, con il quale iniziò le sue prime incisioni per l’etichetta Víctor; passò poi in un trio con il pianista Juan Carlos Cobián ed il violinista Tito Roccatagliata, registrando altri brani per la casa Telephone. Fu in questi anni che si fece conoscere non solo come musicista di talento, ma anche come compositore ed autore di brani immediatamente popolari. In seguito a questa esperienza decise finalmente di armare e dirigere una propria formazione. Formò quindi il suo primo complesso, in cui intervennero, tra gli altri, il pianista Jose Maria Rizzutti (compositore di Cenizas) ed il violinista Julio De Caro, che sei anni dopo rivoluzionerà il genere con il suo sestetto.

Con questa formazione, ed esibendosi con successo al Casinò Pigall, Osvaldo Fresedo raggiunse la popolarità. Nel 1920 era già in tournée negli Stati Uniti con un trio completato dal violinista Tito Roccatagliata e dal pianista Enrique Delfino. Al suo ritorno Fresedo ricompose il suo sestetto, affidando questa volta il piano a Cobiàn; nessuno come loro fu capace di introdurre il tango nelle feste dei saloni aristocratici di Buenos Aires. Negli anni dal 1922 al 1925 continuò a comporre ed incidere, ma soprattutto accompagnò Carlos Gardel in due tanghi, Pèrdon viejita (di Fresedo stesso) e Fea. Nel 1927 il successo del Pibe de La Paternal fu tale che arrivò a mantenere cinque orchestre in esecuzione allo stesso tempo, la principale delle quali nel cabaret Tabarin, sulla Calle Corrientes, la più importante della città. Questo sovraccarico di impegni lo portò a fare spesso la spola tra i differenti locali dove le sue orchestre si esibivano, per fare doveroso atto di presenza in ciascuna. Una di queste, che accompagnava i film muti nel cine teatro Fenix, del quartiere di Flores, fu diretta nientemeno che dal pianoforte di Carlos Di Sarli.

Nelle decadi successive, Fresedo produsse una quantità copiosa di incisioni per diverse case discografiche, ma soprattutto adattò il proprio stile alle mode dei tempi. A partire dagli anni ’30, e per tutta l’Epoca de Oro, il maestro sperimentò diverse novità, introducendo nuovi struementi nel tango, come l’arpa e vibrafono, e le percussioni. Selezionò altresì con cura i propri musicisti e cantanti (ad esempio Roberto Ray, Ricardo Ruiz, Oscar Serpa). Continuò a comporre e dirigere musica fino al 1980 quando con Argentino Ledesma incise i suoi ultimi brani.

Come compositore, Fresedo fu prolifico e di successo. Il suo tango più celebre è il melodioso Vida mia, ma furono anche molto celebrati Pimienta, Arrabalero, Tango Mio, El Once, El Espiante, Aromas, Volveràs, Sollozos, Siempre es Carnaval, Ronda de Ases, De Academia, ¿Por qué? e Si de mi te has olvidado. Nel corso di quella che fu la carriera più lunga tra i grandi del tango (63 anni di attività) Osvaldo Fresedo eseguì oltre 1250 registrazioni, ponendosi, per impatto nel mondo musicale del tango, alla pari di Julio De Caro e Juan Maglio “Pacho”. Morì ad 87 anni nella sua città natale, Buenos Aires, il 18 novembre 1984.

Fonti consultate:

  1. Investigación Tango – Osvaldo Nicolás Fresedo: historia de su vida artística (a cura di Pablo Darío Taboada)
  2. TodoTango – Biografia de Osvaldo Fresedo por Julio Nedler
  3. Associazione Tango Club – Osvaldo Fresedo, breve biografia
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