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La figura di Osvaldo Fresedo si innalza indiscutibilmente fino all’empireo dei grandi del tango, in compagnia dei più noti interpreti come Di Sarli, Canaro, D’Arienzo o De Caro. Prese per mano il tango delle origini, con il suo stile ancora primitivo e lo accompagnò dalla Guardia vieja attraverso le decadi che lo fecero grande, fino al periodo avanguardista. Grazie ai suoi viaggi negli Stati Uniti, Fresedo fu tra i pionieri nell’esportazione della musica rioplatense, ampliando il panorama del tango, anche grazie alla creazione dell’Orquesta Típica Select. Accolse grandi musicisti, idealisti del tango romantico come Cobián, Geroni Flores, Ferrazzano, i fratelli De Caro, Maffia, Vardaro, e molti altri. 

Durante le decadi del ’10 e del ’20 Osvaldo Fresedo fu una delle tessere di quel mosaico di artisti che collettivamente parteciparono all’evoluzione stilistica del simbolo musicale di Buenos Aires. Già Julio De Caro, Francisco Canaro e Carlos Gardel vengono acclamati dai critici come fonti musicologiche esclusive, esaltandone le intuizioni geniali che fecero uscire il tango dalla nebbia primordiale. Meno risalto si pone sulla figura di Fresedo, il quale, invece, sviluppò una personalità musicale parallela alla sua visione estetica mai ristretta all’interno delle esigenze commerciali delle case discografiche. Partendo dall’esperienza della Típica Select, Osvaldo Fresedo mantenne uno stile tradizionale lungo tutto il suo percorso artistico e mai pretese di distaccarsi da questo modello per esplorare le dinamiche avanguardiste degli anni ’50.

La sua musica si riconosce dal classico “marcato in 4”, la quinta essenza del tango classico; a tal proposito la Típica Select fu una delle formazioni che per prima introdusse questo modello di marcazione musicale, svincolandosi dalla forma della Habanera dei conjuntos più vecchi. La seguente incisione è un esempio della produzione degli anni ’20 dove è facilmente identificabile la struttura in 4/4 con gli accenti 1 e 3 ben marcati e l’uso dello staccato del pianoforte che detta la linea ritmica del brano. Come curiosità si può aggiungere l’uso del violoncello, uno strumento poco impiegato nel tango e che normalmente cede il posto al contrabbasso.

Orquesta Típica Select – Que noche (1920)

Secondo Roberto Selles, l’opera di Fresedo si sviluppò stilisticamente mostrando diverse tendenze. Da un lato si può distinguere un periodo iniziale con chiari rimandi alla Guardia Vieja, ad esempio nei brani El espiante o ¡Chupate el dedo!, entrambi del 1913-14; seguì poi una linea canyengue in pagine come Aromas (1923), El once (1924) o Arrabalero (1927) insieme ad una melodico-romantica in pezzi come Sollozos (1922) o Tango mío (1932).

Orquesta Osvaldo Fresedo – Arrabalero (1927)

Orquesta Osvaldo Fresedo con Roberto Ray – Sollozos (versione del 1937)

In ogni caso, Osvaldo Fresedo si contraddistinse sempre per uno stile delicato e brillante, che ben si sposò con i gusti aristocratici della Buenos Aires per bene. Così come Julio De Caro, anche Fresedo contribuì moltissimo a far indossare un elegante smoking al tango, portandolo fuori dai postriboli e dalle strade. Per raggiungere tale scopo, il maestro adottò una serie di articolazioni melodiche ed accorgimenti tecnici; ad esempio, utilizzò molto il legato, gli assoli di pianoforte sviluppati su otto battute, il controcanto dei violini ed i fraseggi di bandoneón (soprattutto con la mano sinistra). Il risultato furono una serie di brani di successo caratterizzati da equilibrio musicale, raffinatezza, buon gusto, signorilità ed una giusta dose di fine inquietudine. Secondo Fresedo, ciascun pezzo doveva essere preparato con estrema accuratezza; innanzitutto i musicisti studiavano e provavano separatamente, per poi riunirsi quando ognuno già conosceva la propria parte e le partiture definite in dettaglio. Viste le altolocate vetrine dove Fresedo fu solito esibirsi, i brani cantati furono composti evitando il lunfardo (linguaggio tipicamente di strada) e trattando esclusivamente temi romantici ed inneggianti all’amore. Un esempio tra i tanti può essere il famoso pezzo Vida mía, forse uno dei suoi tanghi più celebri.

Orquesta Osvaldo Fresedo con Roberto Ray – Vida mía (1933)

In realtà Osvaldo Fresedo ebbe spesso l’audacia di introdurre nuovi timbri all’interno dei suoi conjuntos, ad esempio l’arpa, il vibrafono, la tromba ed occasionalmente anche la batteria. L’uso di quest’ultimo strumento è una rarità nel tango tradizionale, dove la funzione percussiva viene svolta principalmente dal pianoforte (con la mano sinistra) e dal contrabbasso. In effetti il tango è un genere musicale da sala ballabile che si contraddistingue proprio dall’assenza di strumenti percussivi.

Agli inizi degli anni ’40, in piena Epoca de Oro, Osvaldo Fresedo seppe reggere la competizione di molte orchestre qualificate approfondendo il proprio stile ed accentuandone il profilo “abolerado“, ossia integrando alcune manifestazioni ritmico-melodiche tipiche del bolero, un genere molto amato dai ballerini dell’epoca.

Per concludere, quattro esempi di brani con l’utilizzo di strumenti “alternativi” possono riassumere l’amalgama musicale che il maestro provò a realizzare nel corso della sua carriera. Il primo è Buscandote (1941) ed il secondo è Lo han visto con otra (dove si possono ascoltare delle rullate di batterie e qualche spunto di vibrafono); gli altri due sono il frutto dell’incontro tra Fresedo ed il Jazz di Dizzy Gillespie  negli anni ’50: Adiós muchachos e Capricho de amor in una registrazione dal vivo del 1957 al locale Rendez-Vous.

Orquesta Osvaldo Fresedo con Ricardo Ruiz – Buscandote (1941)

Orquesta Osvaldo Fresedo con Héctor Pacheco – Lo han visto con otra (1952)

Orquesta Osvaldo Fresedo con Dizzy Gillespie – Adiós muchachos (1957)

Orquesta Osvaldo Fresedo con Dizzy Gillespie – Capricho de Amor (1957)

Fonti consultate:

  1. Investigación Tango – Osvaldo Nicolás Fresedo: Historia de su vida artistica
  2. Diario El Litoral – Osvaldo Fresedo, El Pibe de La Paternal
  3. Todo Tango – Biografia de Osvaldo Fresedo por Julio Nudler
  4. El diario – Fresedo vistió de lujo al tango
  5. Rivista Tras Cartón – Osvaldo Fresedo, brillante y señorial
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