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Sviluppare uno stile inconfondibile, che attraversi i decenni, all’interno di una modalità musicale apparentemente semplice, non è una prerogativa di tutti. Rodolfo Biagi e le sue mani magiche sono la dimostrazione che tali vette espressive si possono raggiungere solo con il talento cristallino. La prova sta nel fatto che il suo pianoforte e la sua impronta sono facilmente riconoscibili, inequivocabili, come un marchio di fabbrica che non ammette imitazioni. La storia del tango ci confessa che fu proprio Biagi a favorire la fortuna di Juan D’Arienzo, quando venne integrato nell’orchestra del Rey del Compás, proponendo il suo stile nervoso e ritmico che calamitò l’attenzione dei ballerini.

L’approccio musicale di Biagi affonda le proprie origini nella scuola di Juan Maglio “Pacho” e nei canoni ritmico melodici tipici della Guardia Vieja. Lo studioso Horacio Salas evidenzia come lo stile di Biagi fosse più veloce rispetto alle altre orchestre dell’epoca, monotono e musicalmente elementare, eppure estremamente ballabile. Il suo ritmo contagioso favoriva qualsiasi ballerino, compresi coloro che a mala pena conoscevano i rudimenti della danza. Biagi recuperò l’atteggiamento ritmico dei vecchi Trios eroici, portando l’orchestra a ricorrere spesso al quasi abbandonato modello di marcazione del Dos por Cuatro.  Si trattava di uno stile poco adatto all’ascolto, però di grande impulso vibrante per i ballerini. Gli strumenti suonavano all’unisono, e solo per poche battute il pianoforte conduttore si distaccava dal resto dell’orchestra con adorni ed effetti. Durante l’esecuzione, soprattutto per i brani della prima epoca della propria formazione (dal 1938 fino a tutti gli anni ’40), si ascolta un limpido marcato in 4, con alternati accenti molto forti sui tempi 1 e 3 e debolissimi sul 2 e 4. Le note vengono suonate rigorosamente in staccato, cortissime e pungenti. Il pianoforte di Biagi riempie i silenzi della melodia ritmica con le sue inconfondibili campanitas eseguite con mano destra nel registro acuto. Moltissimi esempi di ascolto si potrebbero citare. Di seguito vengono riportati tre temi, Gólgota, Humillación e Indiferencia, che illustrano chiaramente lo stile di Manos brujas.

Orquesta Típica Rodolfo Biagi y Jorge Ortiz – Gólgota (1938)

Orquesta Típica Rodolfo Biagi y Jorge Ortiz – Humillación (1941)

Orquesta Típica Rodolfo Biagi y Jorge Ortiz – Indiferencia (1942)

Luis Adolfo Sierra sostiene come Rodolfo Biagi maturò il proprio stile durante il felice connubio con Juan D’Arienzo, per poi estremizzarlo quando armò la propria orchestra. In effetti, confrontando alcuni temi  del periodo D’Arienziano (1935-38) con quelli della propria formazione, troviamo in Biagi uno stile sempre più concentrato nel rigido marcare, tagliare, accelerare, in un movimento sempre contrastante tra staccato e silenzi, con rapidi passaggi di un pianoforte che enfatizza con la mano destra il soggetto o il tempo di una melodia, nella stessa forma esecutiva.

Un esempio può essere il tango Re Fa Si, inciso nel 1935 da Juan D’Arienzo con Biagi al pianoforte e lo stesso tema riproposto dall’orchestra dello stesso Biagi nel 1940. Sebbene la velocità non cambi significativamente (130 BPM nella prima versione, 136 BPM nella seconda), l’impulso nervoso, il marcato in 4 serrato ed esageratamente staccato, la melodia ricca di pause e la tessitura musicale nella versione di Biagi trasmette una sensazione di maggiore velocità ed energia al brano.

Orquesta Típica Juan D’Arienzo – Re Fa Si (1935)

Orquesta Típica Rodolfo Biagi – Re Fa Si (1940)

Fonti consultate

  1. Todo Tango – Biografia de Rodolfo Biagi por Jorge Palacio
  2. Salas Horacio (1986) El tango. Editorial Planeta Argentina S.A., Buenos Aires, p. 246.
  3. Tangolosi Blog – Lo stile – La rivoluzione conservatrice di Juan D’Arienzo
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