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La personalità di Ricardo Tanturi fu veramente signorile nei modi e nell’atteggiamento quotidiano, tanto da meritarsi l’appellativo di Caballero del Tango per il suo approccio sempre gentile e pacato. Del resto, gli studi da dentista e le frequentazioni universitarie avevano senz’altro contribuito a donargli una educazione, anche nei modi, di primo livello. Aneddoti relativi alla persona di Tanturi sono rari, anche perché altri personaggi dal temperamento più ardente, come Alberto Castillo, attirarono gran parte dell’opinione pubblica dell’epoca, facendo parlare i rotocalchi e lasciando in eredità diversi episodi curiosi.Passandone in rassegna alcuni, scopriamo ad esempio, come nacque una delle hit dell’Orquesta Tanturi: Así se baila el tango. Questo brano ebbe una genesi molto particolare. Elizardo Martínez Vila, compositore noto con lo pseudonimo di Marvil, portò alla Academia PAADI, di proprietà della famiglia Rubistein, un testo pronto per essere messo in musica. Poiché Marvil abitava vicino alla Academia, era solito passare ogni giorno per chiedere novità sul destino del suo testo. Elías Randal (pseudonimo di Elías Rubistein), talentuoso compositore, in poche ore buttò giù un pezzo da associare alle parole di Marvil. Una volta composto il tango, la sera stessa fu portato a Ricardo Tanturi, il quale stava suonando in un programma radiofonico di Radio El Mundo. Intorno alle undici della sera, prima dell’ultimo brano da eseguire, Randal fermò Tanturi e gli disse: “Ricardo, perdóneme que lo moleste, me gustaría que perdiera tres minutos, le traigo algo que creo que puede ser interesante para usted“. Il giorno seguente il maestro lo propose per la prima volta in un locale, affidandolo alla voce di Alberto Castillo. Proprio a causa del testo, si scatenò una confusione condita da aspre polemiche da parte dei ballerini, chiamati in causa dalle parole della canzone. In particolare, i versi incriminati che inizialmente suscitarono il malumore dei tangueri furono “Que saben los pitucos, lamidos y sushetas, que saben lo que es tango, que saben de bailar“. I vecchi tangueri ricordano ancora che questo attrito veniva ulteriormente condito proprio da Castillo, il quale indicando il pubblico, cantava questa strofa con aria interrogativa e provocatoria. Quello che è certo, è che alcuni giorni dopo quella performance, la gente cantava Así se baila el tango per le strade, convertendolo in uno dei maggiori successi della musica popolare di quegli anni.

Un secondo aneddoto riguarda, invece, l’azione iniziata nel 1943 della censura radiofonica sul lunfardo, il gergo derivato dalla mescolanza di lingue ed etnie confluite presso la zona del Rio de la Plata, comunemente usato nei testi delle canzoni popolari, e quindi anche del tango. Tra i tanti brani che subirono l’effetto della censura vi fu anche De todo te olvidas, un pezzo di Salvador Merico ed Enrique Cadícamo, inciso inizialmente da Carlos Gardel nel novembre 1929 e da Ignacio Corsini un mese più tardi. Durante il regime militare e l’applicazione della censura fu registrato anche da Ricardo Tanturi, il 15/11/1946 con al voce da Osvaldo Ribó. Dal confronto con una versione di Aníbal Troilo del 1948, cantata da Floreal Ruiz (quando gli effetti della censura divennero così blandi da poter ripristinare il testo originale), si scopre che la seconda strofa venne cambiata da Tanturi. Questi, infatti sostituì l’originale “más pálida y fría, decí que tenés” con “más pálida y fría, más sentimental“.

Due ulteriori storie ci svelano retroscena divertenti legati ad Enrique Campos ed Alberto Castillo.

La prima riguarda proprio il nome d’arte della voce soave uruguayana scelta da Tanturi per sostituire proprio Castillo. Il vero nome di Campos, infatti, era Enrique Inocencio Troncone, ma dal popolo della notte era già conosciuto come Eduardo Ruiz. L’aneddoto racconta che Tanturi spiegò al giovane cantante che nel panorama porteño già esistevano troppi “Ruiz”: Ricardo Ruiz ed Enrique Ruiz, pertanto non era conveniente insistere con un ulteriore “Ruiz”. Detto ciò, Tanturi aprì un elenco telefonico e puntando il dito indicò un nome a caso, dicendo: “acá está, usted se llamará Enrique Campos“. Così, per una mera casualità nacque lo pseudonimo di Enrique Campos, che tante fortune portò anche all’Orquesta Tanturi.

La seconda storia riguarda invece gli albori della carriera artistica di Alberto Castillo. Un anno dopo aver scelto il proprio pseudonimo (il nome di battesimo è Alberto Salvador De Lucca), Castillo si laurea in ginecologia ed apre il proprio studio presso la casa del padre. Ogni pomeriggio, al termine delle visite, dismetteva il proprio nome da medico, Dottor De Lucca, per correre alla radio ed indossare quello del cantante, Alberto Castillo. Tutto iniziò a complicarsi quando la sala d’attesa del suo studio non riuscì più a contenere le donne, soprattutto le giovani che volevano farsi visitare. C’era una spiegazione: girava la notizia che il cantante che attraeva incredibilmente il gentil sesso fosse ginecologo. Scoperto dove era il suo studio, correvano a farsi prendere in cura da lui. La misura del flusso senza fine di pazienti/ammiratrici nel suo studio la riporta lo stesso Castillo con questo aneddoto: rivolgendosi ad una signora che si stava spogliando dietro al paravento Castillo le disse: “¿Está lista, señora?” e la signora rispose con la massima sfacciataggine “Yo sí, doctor. ¿Y usted?“. Il cantante confessò, anni dopo, che “esas insinuaciones no me gustaban demasiado“, al punto tale che finì con l’abbandonare la professione per dedicarsi esclusivamente al canto.

Fonti consultate

  1. Todo Tango – Biografía de Enrique Campos por Horacio Loriente
  2. El Litoral – Ricardo Tanturi El Caballero del Tango, por Manuel Adet
  3. Agencia Elvigia – Alberto Castillo cantor, por Roberto Selles
  4. Vardaro, A.P. (2014) Censura radial del Lunfardo. Ed. lulu.com, 230 pp
  5. Abálsamo E.J. – Crónicas de Tango: sus protagonistas, las anécdotas. Biblioteca Universal Virtual.
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