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Alfredo Gobbi

Il frutto di una tradizione di famiglia, devota al tango, impresse in Alfredo Gobbi il gene del talento creativo, così che il Violín Romántico del Tango seppe infondere alle sue interpretazioni uno stile personalissimo, fatto di concezioni estetiche originali, di evidenti impulsi innovativi mescolati a reminiscenze del vecchio tango, raggiungendo il perfetto equilibrio tra i valori estetici della corrente evoluzionista. L’apporto di Gobbi al tango strumentale risultò nella cristallizzazione di uno stile che abbraccia il concetto decareano, con alcune sfumature disarliane, perfezionato da un linguaggio espressivo che, nel jazz, viene definito swing.

Raffinato esteta della musica popolare, Alfredo Gobbi riflesse questo proprio temperamento nello stile di esecuzione delle formazioni che diresse, anticipando la rivoluzione di Pugliese nello sviluppare una ricchezza di espedienti ritmici e melodici che si alternano continuamente in un singolo brano. Senza ricorrere a formule espressive eccessivamente accademiche, Gobbi ricercò sempre una musicalità armonica, con una divisione ritmica molto singolare e tendente ad un’esecuzione lenta ed accentuata. Il tempo è spesso fluttuante, per quanto nelle prime incisioni vi sia una tendenza ad un tempo fisso, riflesso delle tendenze dell’epoca per le principali orchestre. Un esempio della capacità di maneggiare la velocità del brano può essere il tango Fraternal. Nello stesso brano è possibile apprezzare lo stesso Gobbi in alcuni assoli di violino.

Orquesta Alfredo Gobbi – Fraternal (1954)

Il marcato in 4 domina, come in tutto il genere musicale, le interpretazioni di Gobbi. Tuttavia, il suo marcato appoggia i tempi forti 1 e 3 con leggeri arrastres, creando un’onda che avvicina questa orchestra allo stile di Pugliese e Di Sarli. Interessante l’ascolto del tango Jueves, dove, ad un iniziale marcato in 4 staccato, si sostituisce uno stesso marcato in 4 con arrastres sui tempi forti. L’alternanza tra i vari modi di marcare in 4 accade in Gobbi tra una battuta e l’altra, con un passaggio repentino tra l’uno e l’altro. In alcuni brani sono gli accenti deboli (2 e 4) ad essere marcati, come nel tango Independiente Club.

Orquesta Alfredo Gobbi – Jueves (1947)

Orquesta Alfredo Gobbi – Independiente Club (1948)

Caratteristico l’uso frequente del rubato, della sincope o del marcato in 4 sincopato, e di sottili sfumature interpretative che conferirono ordine e bellezza sonora alle proprie manifestazioni artistiche orchestrali. Esempio di ascolto è il tango Orlando Goñi, dove si apprezza lo stile di Gobbi nell’anticipare i tempi forti con pianoforte e contrabbasso, al punto da lasciare un dubbio sul modello di marcazione (sincope a terra o marcato in 4); mentre nel tango Para que vivir así risuona chiara la sincope a terra con il pianoforte che accentua il terzo tempo con due accordi di ottava (uno sul registro grave e l’altro sull’acuto)

Orquesta Alfredo Gobbi – Orlando Goñi (1949)

Orquesta Alfredo Gobbi – Para que vivir así (1953)

Gli assoli abbondano nei temi di Gobbi, sempre collocati con esattezza durante le esecuzioni; con questo il maestro permise ai propri orchestrali, e a se stesso, di mettere in mostra il loro talento. Spiccano, infatti i tanti assoli del suo inimitabile violino, caratterizzati da un delicato vibrato, altamente espressivo, di chiara origine decareana.

A buona ragione si può affermare che lo stile di Gobbi riassume molte espressioni stilistiche delle principali orchestre di tango, da Di Sarli a De Caro, da Troilo a D’Arienzo o Salgán. A tal proposito, per apprezzare il collegamento tra lo stile di Di Sarli e Gobbi, può tornare utile il confronto delle interpretazioni delle due orchestra per il tango La viruta.

Orquesta Carlos Di Sarli – La viruta (1943)

Orquesta Alfredo Gobbi – La viruta (1947)

Inoltre, nell’orchestra di Gobbi, l’utilizzo del pianoforte come strumento conduttore dell’orchestra è fortemente ricercato. Il piano di Gobbi necessariamente condiziona lo stile dell’intera orchestra: il registro grave dello strumento marca spesso un bordoneo legato, ricordo del vecchio stile delle chitarre dei payadores, che trovò in Orlando Goñi l’interprete di spicco nella tradizione dei pianisti dell’epoca.

Un ultimo ascolto che possa riassumere tutte le sfumature presenti in Gobbi e raccogliere il temperamento del maestro potrebbe essere il tango Si sos brujo, scritto da Emilio Balcarce, dove emerge la visione evoluzionista, articolata e molto tanguera dello stile musicale di Alfredo Gobbi.

Orquesta Alfredo Gobbi – Si sos brujo (1953)

Fonti consultate

  1. Todo Tango – Biografía de Alfredo Gobbi por Luis Adolfo Sierra
  2. Tango Caffè – Los Gobbi di Massimo Di Marco
  3. Tomás Buenos Aires – Alfredo Gobbi, un todo terreno del tango

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